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L’abolizione dell’Invim e le prime istruzioni per le agevolazioni alle aziende agricole

Comunicato stampa

La circolare n. 13 dell’Agenzia delle Entrate – firmata in data 31 gennaio 2002 - contiene i primi chiarimenti sulla legge Finanziaria in materia di imposte indirette. Si tratta, in particolare, della soppressione dell’Invim – Imposta comunale sull’incremento di valore degli immobili – e delle agevolazioni per le aziende agricole montane, rispettivamente articoli 8 e 52.

Il provvedimento ribadisce che la soppressione dell’Invim decorre dal 1 gennaio di quest’anno: pertanto, è ancora necessario pagare l’imposta, anche se per l’ultima volta, sugli immobili per i quali i presupposti impositivi, cessione a titolo oneroso o maturazione del decennio di possesso, si realizzano entro il 31 dicembre 2001.

L’Invim è dovuta per gli atti di alienazione a titolo oneroso stipulati fino al 31 dicembre 2001, anche se la registrazione è avvenuta dopo tale termine. In questo caso, l’imposta è calcolata sulla base degli incrementi di valore realizzati al 31 dicembre 1992.

Le agevolazioni per le aziende agricole montane (articolo 52 della Finanziaria) sono un regime di favore che comporta l’esenzione dalle seguenti imposte: di registro, ipotecaria, catastale, di bollo e di ogni altro genere, per i trasferimenti di terreni agricoli situati in zone classificate come “montane”.

Queste agevolazioni si applicano ai trasferimenti di terreni agricoli e alle relative pertinenze, compresi i fabbricati rurali. Condizione necessaria per il godimento delle misure di favore è che gli acquirenti si impegnino, con una dichiarazione durante l’atto di acquisto o trasmessa all’Ufficio delle Entrate al momento della registrazione, a costituire un compendio unico, cioè un complesso agricolo unitario e a coltivarlo, o a condurlo, per un periodo non inferiore a dieci anni a decorrere dal trasferimento.

I destinatari delle agevolazioni sono i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli a titolo principale, cioè che dedicano all’attività agricola almeno i due terzi del tempo complessivo di lavoro e che da questa attività ricavano almeno i due terzi del loro reddito globale.

Dei benefici dell’articolo 52 possono giovarsi anche le società il cui statuto “preveda quale oggetto sociale l’esercizio esclusivo dell’attività agricola”.

Inoltre, almeno la metà dei soci devono essere “imprenditori agricoli”, nelle società di persone, e anche “a titolo principale”, nelle società cooperative. Infine, ma soltanto nelle società di capitali, più del 50 per cento del capitale sociale deve essere sottoscritto da “imprenditori agricoli a titolo principale”.

La sanzione per gli inadempienti (mancata coltivazione o conduzione del compendio unico per il prescritto periodo di almeno dieci anni e frazionamento del compendio) è pari al 50 per cento delle imposte dovute, inclusi gli interessi.

Il testo completo della circolare n. 13 del 31 gennaio 2002, è accessibile dal sito Internet dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.it) nella sezione “Norme e circolari”.

Roma, 1 febbraio 2002